La poesia nella musica popolare

Il popolo era contrario  (Ottaviano Giannangeli)

Il popolo non aveva voglia / di lasciarsi fotografare: / avete visto una foglia / che chiede di posare?

Il popolo era un insieme / di tante foglie che vivono / per la felicità del seme / a strenui venti corrivo;

a dolci venti che radono / la campagna infuocata, / che lasciano, se poi cadono, / tutta la landa assetata.

Il popolo era una goccia / che fluiva nella corrente / solo gioiosa di volgersi / nel suo tutto e suo niente.

Questa poesia del Prof. Ottaviano Giannangeli, da me musicata, è stata eseguita nel corso della presentazione del 16° Quaderno Peligno “Violenze” dellAssociazione Culturale “Voci e Scrittura”. Era il 1985, quando il Professore  mi regalò un suo libro di poesie dal titolo “Poesia come sedativo” proponendomi di musicarne qualcuna che mi ispirasse in particolare.

L’ispirazione è stata benevola, con quale risultato non lo so, e negli ultimi anni ne ho messe in musica una decina, ma le note, però, hanno riposato su un vecchio pentagramma.

Questa della presentazione del Quaderno Peligno è stata la prima occasione pubblica per farne ascoltare almeno una anche al Professore, dato che era presente tra il pubblico nell’Agenzia di Promozione Culturale di Sulmona. Ho tirato dal cassetto “Il Popolo Era Contrario” perché mi è sembrata quella più in tema con il Quaderno Peligno “Violenze”.

Il Professore nell’introduzione di questa poesia ha riportato un passo di Juan Rulfo: “Mia madre era contraria a farsi fotografare. Diceva che i ritratti erano cose da stregoneria”. E’ noto, infatti, che alcuni popoli primitivi non vogliono farsi fotografare, perché credono che venga  rubata loro l’anima.

Questi popoli, ampiamente descritti da James G. Frazer nel libro “Il Ramo D’oro”, considerano il ritratto una sorta di violenza.

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